Storia di Agrigento. Periodo grecoAgrigento greca

Il periodo greco ad Agrigento. La storia di Akragas. Apoikia e polis

 

"Te invoco, città di Persefone,

città la piu bella tra quante albergo sono di uomini,

o amica del fasto che presso Acragante

ferace di greggi, ti levi su clivo turrito..."

 

 

La nascita dell'apoikia akragantina conclude il vasto movimento migratorio dalla Grecia verso occidente, iniziatosi nell'VIII sec.a.C con l'arrivo dei coloni eubei a Naxos. Secondo la tradizione storiografica la città fu fondata, intorno al 582 a.C., da un gruppo di coloni geloi (a cui si erano uniti coloni provenienti dalla metropolis Rodi), guidati dagli ecisti Aristinoo e Pistilo.


La scelta del luogo, lungo l'antica rotta micenea verso il Nord Africa e l'occidente, fu determinata, probabilmente, dal desiderio dei Rodii e Cretesi di non essere esclusi dai traffici mercantili in questa zona del Mediterraneo. Ma, anche, dalla loro conoscenza del territorio agrigentino, frutto di precedenti frequentazioni di cui sono testimonianza le vicende della saga di Dedalo e Minosse in Sicilia e i recenti ritrovamenti archeologici. La scelta del momento storico, invece, appare dettata dal tentativo di contrastare l'espansione verso oriente dei Megaresi di Selinunte.


La felice posizione geografica, la fertilità dell'entroterra che consentiva di produrre in abbondanza cereali, vino, olio d'olivo e la natura collinare del territorio che permetteva la pastorizia e l'allevamento dei cavalli favorirono lo straordinario sviluppo e la crescita economica della polis akragantina. In meno di due secoli dalla fondazione, Akragas divenne una delle città più popolate del mondo greco e uno dei centri propulsori della cultura ellenica nel Mediterraneo.


La storia di Agrigento greca è fuori dall'ordinario: Come, giustamente, ha osservato Lorenzo Braccesi, la città "brucia velocemente esperienze, vicende e modelli che "altrove si elaborano e si sviluppano nel corso di più generazioni".

Ecco i principali avvenimenti che si susseguono dalla fondazione fino al saccheggio cartaginese nel 406 a.C.


•la tirannide di Falaride, (dal 571 al 556 a.C)- celebre per la sua crudeltà e per il toro di bronzo, che gli serviva a torturare i suoi nemici- ricordato da Dante nella Commedia, artefice di una politica espansionistica nei confronti dele popolazioni sicane dell'entroterra e della stessa metropoli Gela;


•la tirannide di Terone (488- 472 a.C.)- discendente dall'illustre famiglia degli Emmenidi e due volte vincitore col carro ad Olimpia- che, nel segno di una continuità con la politica espansionistica di Falaride, porta i confini della polis fino alle coste tirreniche della Sicilia con la presa di Imera nel 480 e la vittoria contro l'armata cartaginese di Amilcare; con lui inizia il periodo di potenza della città e vengono avviate le grandi opere pubbliche.


• il regime democratico (471- 406 a.C.) del tempo di Empedocle, ingegno aristocratico ma spirito democratico che rifiutò il posto di tiranno offertogli dai suoi concittadini. E' il periodo della eudaimonia o prosperità economica, assicurata dai rapporti con Cartagine, in cui vissero Gellia, Esseneto e Antistene.


• il periodo della decadenza verso la fine del V sec., segnato dalla rivalità con Siracusa, che culminò nel 406 a.C. con la presa della città ad opera dei Cartaginesi, guidati da Annibale, dopo un assedio di 8 mesi. Gli abitanti si rifugiarono a Gela e, dopo la caduta di questa, a Leontinoi.

In seguito al trattato firmato tra i Cartaginesi e Dionigi di Siracusa, Agragas e Gela tornarono ad essere abitate ma non fortificate ed erano tributarie di Cartagine. La vittoria del condottiero corinzio Timoleonte sui Cartaginesi al Crimiso, nel 339, riportò le città siceliote sotto l'influenza siracusana e segnò un periodo di rinascita e sviluppo per la cultura ellenica in Sicilia. Akragas fu rifondata con nuovi coloni provenienti da Velia guidati dagli ecisti Megillo e Feristo.

Il periodo di pace non durò a lungo: alla presa del potere di Agatocle a Siracusa (311 a.C.). Agrigento riprese la sua politica antisiracusana e, approfittando dell'assenza del tiranno impegnato nella sua campagna militare in Nord Africa, fondò una lega di città greche che venne due volte sconfitta dai Siracusani. Cadde poi nelle mani di Finzia, la cui tirannide durata 10 anni dal 289 al 270 a.C. fu caratterizzata dalla distruzione della madrepatria Gela ad opera dei Mamertini. Gli abitanti furono trasportati da Finzia in una nuova città, presso l'odierna Licata, chiamata Finziade in onore del tiranno.

Dopo Finzia, Agrigento si schierò con Pirro, re dell'Epiro e, durante la prima guerra punica (264), con i Cartaginesi. Fu contesa da Cartaginesi e Romani fino alla caduta definitiva ad opera del console Levino nel 210 a.C.